VALENTINO BORGIA

Qual è il tuo primo ricordo legato all'arte?

 

Sicuramente la gita organizzata dal professore di disegno, padre Muzzi, in prima media al Museo degli Uffizi. Fu una grande emozione. Fui rapito dalla bellezza di ciò che vidi.

 

 

Su cosa si basa la tua ricerca, sia sul piano tecnico che concettuale?

 

La mia, più che una ricerca di tecniche e di concetti, è un desiderio di fare, di produrre qualcosa di bello a vedersi.

Sono consapevole delle mie lacune e carenze di carattere tecnico e culturale: i miei lavori raramente riescono a soddisfarmi in pieno, ma mi impegno al massimo per migliorarli.

 

 

 

Quali artisti, del presente o del passato, sono un tuo riferimento o una tua fonte di ispirazione?

 

Gli artisti che amo e che mi ispirano sono un'infinità. Praticamente tutti coloro che hanno come obiettivo e punto focale delle loro opere la «bellezza».

Non posso neanche pensare di riferirmi e ispirarmi ad uno di essi. Se apro e mi soffermo su uno dei miei libri o fascicoli che illustrano le opere di Raffaello, mi viene voglia di prendere colori e pennelli e gettarli nel cestino. Poi ci penso su e mi dico: "Siccome qualcuno gradisce i miei lavori e li appende nel suo locale o nella sua abitazione... posso anche continuare!".

 

 

 

Pensi che oggi l'artista abbia, o debba avere, un ruolo “sociale”?

 

Per me l'artista non è obbligato ad avere un "ruolo sociale". Un artista prima di tutto deve essere artista, poi faccia quello che si sente di fare... il monaco, il rivoluzionario oppure l'eremita se gli va!

 

 

Cosa troverò di te nei tuoi lavori?

 

Qualcosa di me sicuramente ci sarà nei miei lavori, ma non è compito dell'artista scoprire ciò che da essi traspare. Ogni osservatore, anche a seconda del suo stato d'animo, può vederci serenità, melanconia, romanticismo, solitudine, tristezza e via dicendo.

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