CARLO VERCELLI

Qual è il tuo primo ricordo legato all'arte?

 

Il primo impatto “forte” con l’arte è stata la partecipazione ad un concorso per bambini al Bambin Gesù di Cogoleto quando avevo dieci anni, fortemente incoraggiato dalla mia mamma, che avrei perso di lì a poco. In quella occasione avevo avuto una segnalazione per il lavoro presentato. Da questo evento e da quanto è accaduto nella mia vita poco dopo, (la perdita di mia mamma, il trasferimento da Savona a Milano, gli anni “scapigliati”) ho maturato il desiderio di esprimermi con l’immagine, perché mi ero molto isolato e chiuso in me stesso; l’arte è stata ed è un modo di vivere quotidianamente una mia realtà di comunicazione, un mezzo per partecipare alla vita di ogni giorno.

 

 

 

Su cosa si basa la tua ricerca, sia sul piano tecnico che concettuale?

 

La mia ricerca si basa su sperimentazioni tecniche, basate sull’uso del colore ad olio e non solo, ma sperimentando anche nuove tecniche associandole tra di loro. Concettualmente invece la mia ricerca va sull’introspezione, sulla capacità di elaborare le mie impressioni attraverso il linguaggio figurativo che si scontra con l’astrazione e che riceve approfondimenti di diverso tipo, legati allo studio di altri artisti che contaminano il mio lavoro attraverso idee, provocazioni e ritorni.

 

 

 

Quali artisti, del presente o del passato, sono un tuo riferimento o una tua fonte di ispirazione?

 

Gauguin, per la sua capacità di comunicare una realtà piena di desiderio di evasione, alla ricerca di un eden di vita; artisti “della porta accanto”, come ad esempio un grande illustratore della Domenica del Corriere, Mario Uggeri, che ho avuto l’onore di conoscere presso la Famiglia Artistica Milanese, che mi ha insegnato l’umiltà, la generosità e la laboriosità costante come caratteristiche fondamentali dell’artista, ma anche molti segreti del suo lavoro, che ho tesaurizzato e fatto miei.

 

 

 

Pensi che oggi l'artista abbia, o debba avere, un ruolo “sociale”?

 

Sì, anche se non lo ritengo indispensabile.

 

 

Cosa troverò di te nei tuoi lavori?

 

Sicuramente l’amore e il rispetto verso il Creatore, la natura e l’essere umano, ma soprattutto la mia voglia di credere ancora nell’uomo e nella sua capacità di evolversi e di redimersi, per darci ancora la speranza di un futuro. Ma non solo: tutto ciò che troverai nelle mie tele, è il racconto della mia vita senza filtri, degli eventi che ho vissuto,  le paure, le frustrazioni e anche le gioie, rielaborati, “digeriti” e metabolizzati dal tempo, dalla Fede, e dalla voglia di far scaturire dalla mia anima una parte di me stesso, per condividere e discutere con chi vi si trova davanti, in un colloquio continuo, quasi come in un dibattito: io ti mostro delle cose e tu mi rimandi le tue impressioni, le tue emozioni, per continuare questo scambio nello spazio e nel tempo.

 © copyright, all rights reserved

ExpArt Studio&Gallery

a cura di Silvia Rossi

 

Via Borghi 80, Bibbiena

 

P.IVA  02054290511